S C H E R M O N E R O

...In attesa del ritorno del mio header
SPLINDER... devi morire la notte di Natale!!!

Blog terribilmente di Destra

MANEGGIARE CON CAUTELA

 

 

 

HIC SUNT LEONES

IL FUOCO SEGRETO DI THULE


NATO: sì, convincetevene.
VIVO: fuori di qui.
CREDO: che la salute e le donne
si escludano l'una con le altre.
COMUNQUE: comunque niente.

ASCOLTO: le ventole del mio pc.
LEGGO: quello che sto scrivendo ora.
MI PIACE: poco. Chi si fa i fatti suoi, magari.
NON MI PIACE: la zucca. Tranne se è in frittelle.
MORTE PRESUNTA: intorno ai 35.
Ma che sia una morte come dico io.

AMEN



AVVERTENZA:

questo è il blog più snob della rete
indi per cui la quale
non potreste lasciare commenti qui.
Ma dopo tempo immemorabile ho reisnerito l'opzione;
I commenti saranno moderati e non pubblicati in tempo reale.

Se vi va vene così, bien. Sennò aria.
Ve lo dico con gentilezza.

 

 

MESSE DI FRATELLI  QUI

LamaDiCorteil Cantore della Tradizione Voci dell'Eterna Tradizione Dama di cuoio calibro 9 La Patria immortal Altermedia, un altro mondo è possibile Lastquiz, se mi conosci l'eremo di Pathe promotore finanziario terribilmente fascista Bastian Contrarian, avamposto fascista al contrario del mondo l'Uomo della Tradizione non conforme, un canto libero O-nami sensei soffia il vento... da Shangri-La Ontosofia del vampiro e legittime conseguenze la mia adorata stella diventerà una stella la Guerriera della Luce che non si spegnerà mai... ciao, Elena, sarai sempre accanto a noi Frasi appese a tre puntini sospese nel vuoto... - ;Dall'Inter a Destra Nazionale alla CIA le ha tutte lei! -  ;Nessuna Resa, continuano le raffiche Giulia, distanze senza lontananza la mongolfiera di Raissa Laura, giornalara di lusso il sopravvissuto torna a combattere Birrina d'ispirazione avanguardista Marivan, coraggio e intelligenza Groucho sulla via di Damasco costui è sfigato ma potrebbe farcela prima o poi il viaggio di PJ Silvia, nuda e vera gli ultimi rimasti non moriranno mai Ezra combatte nel cuore di Roma un amore di Ninfa una finestra su infernet stregheggiando Kristel Al Fatah, la Tempesta Reporter di Destra, la notizia a Noi! Achtung, banditen! Un giorno torneranno Gardenia curiosa Easy, l'amore e la guerra la cinquantenne più sexy del web nero Guerriero di un'Idea stufa maggiorata femminista Tutte le sue Mari... Fabal, sopravvivere alla filosofia Lei che mi fa battere il cuore Ipno, rombo di marea Nera come il lutto la Fata Zini

su questa strada si viaggia verso Thule,(te la senti?


Più buia la notte 
Più luminosi i fuochi



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L'ETERNITA' DEL MITO
S'INCARNA NELLA LOTTA

si sono scaldati a questa fiamma *loading*  cuori 



>STUPOR MUNDI... a noi!!!>>




sabato, aprile 28, 2007
 
DOLCE APRILE


Forse non si può capire cosa sia il 25 aprile in Italia e per il popolo italiano; e quindi, se pongo l'esempio di due importantissimi quotidiani (L'Unità e Repubblica, fra l'altro entrambi in orbita centrosinistra), per carità, sia ben chiaro che lo faccio senza pretendere di spiegare o far capire nulla, ché nulla ci si capisce.
Dunque, dicevo, i due quotidiani. L'Unità del 26 aprile titolava in prima pagina FESTA A MILANO, Repubblica dello stesso giorno titolava in prima pagina FISCHI A MILANO. E, che ci crediate o meno, si riferivano entrambi allo stesso avvenimento milanese: le celebrazioni per il 25 aprile, la Liberazione, l'antifascismo, gli eccetera vari.
A vederli assieme, l'uno accanto all'altro, facevano un effetto stranissimo. E non c'è dubbio che il titolo dell'organo ufficiale dei DS, fra poco Partito Democratico, facesse tenerezza, nel suo ostentato ignorare quei FISCHI che Repubblica sbatteva impietosamente in prima pagina.
Festa, fischi, per carità, ne resto fuori e da fuori osservo: quando un fascista, per quanto immaginario, vede le celebrazioni del 25 aprile, non può innanzitutto non domandarsi cosa cavolo ci sia da festeggiare in Italia per una sconfitta militare dell'Italia stessa, e una sconfitta politico - economica dell'Europa intera, né posso fare a meno di chiedermi, anno dopo anno, dove siano gli effetti di questa Liberazione, e quanto e se noi si sia liberi.
Va bene, va bene, Mussolini vi costringeva a fare ginnastica in camicia nera tutti i santi sabati nella piazza principale del borgo, del paese o della città, ora invece siete finalmente liberi di diventare obesi a furia di McDonald's. E poi sì, è vero, Mussolini nel '38 ha avallato una criminale politica antisemita iniziata dai nazisti, però voi almeno fate lo sforzo di domandarvi se oggi siete per caso liberi di criticare Israele -che bombarda interi villaggi palestinesi- senza passare a vostra volta da antisemiti.
Mussolini, d'altro canto, aveva sdoganato la promiscuità sessuale, l'erotismo (vedi la strenua difesa di Pitigrilli che ha sempre ragione, contro la Chiesa che voleva censurarlo), perfino il primo nudo cinematografico proiettato nelle nostre sale, a Venezia; voi per contro oggi siete liberi di essere repressi, e di vivere il sesso come una sfrenata malattia, oscillando escusivamente fra i due estremi di una pruderie da vecchie zie genuflesse all'altare, per cui tutto è sporco, anche i baci, e di una pornografia che ha tolto al sesso ogni ombra di magia.
Beati voi, quanto siete liberi.

E dunque, chi erano i fischianti contestatori del 25 aprile testé trascorso? Mica fascisti. Erano i soliti giovani dei centri sociali, formula in voga da sempre, che al solito fischiavano i loro padri putativi e maestri di un tempo (di quando dovevano ancora crescere): politici di sinistra, sindacalisti, ex qualcosa di già riciclati. Il Bertinotti di oggi, istituzionale e rigorosamente in divisa di cachemire, si è preso il meglio, da traditore a guerrafondaio. In generale, l'accusa per tutti era di non essere abbastanza antifa.
Insomma, davvero troppo, per L'Unità.
Lancio una provocazione ovviamente fascista: ma non sarebbe ora, sul serio, di smetterla col 25 aprile? Se non temessi i fraintendimenti di curiosi giochi di parole, scriverei proprio: facciamo ritornare nera questa data oggi in rosso sul calendario.
Perché adesso basta, basta davvero, altro che fischi. Ad essere fischiata era del resto gente che magari se lo meritava pure, ma qui siamo oltre il ridicolo, passati sessanta anni e più. Se ne ha abbastanza di quest'aria da resistenza permanente: non state resistendo ad un beato cazzo, porca vigliacca, state cedendo passo dopo passo senza nemanche lottare, preferendo alla vera trincea il sicuro approdo al calduccio di un antifascismo senza sbocchi.
Fate resistenza ora e sempre lasciando bombe davanti al circolo Cuore Nero, o al pub Cutty Sark, eroici davvero, o lasciando anche qui in questo blog commenti idioti, ma mai idioti quanto voi, che non avete ancora capito che se io non voglio, non pubblico il commento ed il mondo non verrà mai a sapere della vostra idiozia (e mi dovreste ringraziare).
Tutto qui, tutto questo siete? Questa sarebbe la vostra resistenza con sessant'anni di ritardo?

E poi se ne esce il Presidente della Repubblica, va in onda a dire che il 25 aprile è una festa che ci unisce tutti, e come no?, ci unisce nel massacro generale, probabilmente, ché ancora ci vogliamo fare la pelle a vicenda. E il Presidente del Consiglio che aggiunge che sta cominciando la riconciliazione nazionale... se ne è accorto solo lui.
Ma lasciamoci perdere, cancelliamo 'sta festa, togliamoci un'occasione di guardarci in cagnesco, destra e sinistra, fascisti e antifascisti, liberatori, liberati, figli della libertà o del regime, e che cazzo, diventiamo un cazzo di Paese adulto una volta per tutte, cazzo!

Come se non bastasse, ora tocca al primo maggio. Un'altra festività nazionale diventata, Dio sa perché, comunista (ovvero, un'altra occasione fra l'altro per permettere a dei comunisti di 20 anni di fischiare e contestare comunisti di 60).

E attenti, ragazzi del mondo che viene, difendete la coscienza da quel branco di iene
che cambiano d’abito e cambian colore ma per simbolo han sempre un uomo che muore

Così Parlò LastThule | 16:30 | commenti (7)


sabato, aprile 21, 2007
 
DISSERTAZIONI BREVI


Se il capitalismo contiene in sé il germe stesso della sua crisi e della sua fine, come sosteneva Marx, non ce ne siamo ancora accorti. Purtroppo per lui, il padre del comunismo commetteva l'ennesimo errore di scarsissima preveggenza, anche se questo abbastanza scusabile: ovvero, non considerava la globalizzazione come approdo, chissà se finale, delle politiche capitalistiche.
Un mondo globalizzato è una riserva di caccia troppo grande perché il capitalismo odierno possa risentire della sua crisi, che pure è in atto. Se fossimo chiusi dentro i nostri confini, allora sì che la toccheremmo con mano, questa crisi; ma finché potremo razziare territori e risorse delle popolazioni sottosviluppate, e intanto magari esportargli qualche centinaia di migliaia di tonnellate della nostra democrazia, il capitalismo occidentale sarà salvo.
Sopravviverà finché la produzione e il profitto, i suoi due capisaldi fondamentali, sapranno essere più veloci della crisi galoppante. Finché il passivo e le sacche di scontento, e di miseria assoluta, cresceranno in misura meno esponenziale rispetto al fagocitamento rapace delle ricchezze naturali di Asia e Africa, avremo ancora i soldi per comprare il telefonino di ultima generazione, e forse perfino quelli per ricaricarlo.

Abbiamo esportato democrazia.
Questo, ovviamente, partendo per forza di cose dall'assunto (e soprattutto convincendone l'opinione pubblica, ed è stato un martellamento mediatico lungo decenni) che la democrazia sia il migliore dei mondi possibili, e che i popoli che abbiamo bombardato, per rovesciarne i tiranni, necessitassero di democrazia come di nessun'altra cosa al mondo.
Di più. Abbiamo sostenuto che la democrazia è connaturata all'uomo, che è talmente il migliore dei mondi possibili da esistere in nuce nell'anima di qualunque essere umano, e di qualunque civiltà, e per logica conseguenza di essere esportabile (i metodi, poi...). Millenni di civiltà ellenico-romana, le vette più alte del pensiero raggiunte dai massimi filosofi della storia dell'umanità, l'insegnamento di Maestri lungo i millenni, ci hanno detto che ciò non è possibile, che ogni popolo e ogni civiltà ha il suo sistema, e che la democrazia non è esportabile, oltre a non essere affatto il mondo migliore.
Chi si è levato, con suo intelletto superbo, con la sua mente eccelsa e la sua espressione intelligente, a dire che la summa della filosofia greca aveva torto? George W. Bush. E allora giù bombe, mondo boia.

Il resto ad un'altra volta.
Così Parlò LastThule | 10:38 | commenti (9)


giovedì, aprile 19, 2007
 
XXX

Non è nel sole che ormai ha ritrovato colore dentro un cielo di nuovo azzurro limpido, né nei muscoli e nei nervi tesi fino allo spasimo ad ogni strappo dei pesi, quando il sudore sembra sangue. Ma chi se ne importa? Voglio solo uscire da qui. Cosa sia e dove sia non ha nessuna rilevanza, ché al cielo ho chiesto soltanto di morire altrove.
Mi ricordo ancora la solitudine superba del mondo ai confini del mondo, ad agosto, quando davanti a me si estendeva un deserto rosso contro un sole scarlatto e poi il lago, e l'alce sull'altra sponda, i corvi, e ancora deserto a perdita d'occhio, e la fitta vegetazione montana, alberi enormi come guglie.
Mi ricordo ancora com'ero selvaggiamente solo, in un'estate separata dal mondo, e selvaggiamente libero.

Scusate l'assenza e la stringatezza. Sto tornando, promesso.
Così Parlò LastThule | 11:50 | commenti (7)


domenica, aprile 08, 2007
 

GOLGOTHA

La mia immagine di questi giorni ricorda alquanto il Cristo in Croce, soprattutto l'espressione straziata. Eh, quando ci vuole, ci vuole. A dire il vero, anche l'Urlo di Munch, paragonato a come appaio io in questo periodo pasquale, sembrerebbe l'immagine della salute.
Per qualche ineluttabile destino, e soprattutto per via di qualche ardito esperimento di medici troppo zelanti, coi quali il giuramento di Ippocrate diventa paradossalmente un rischio per il paziente, le feste comandate, Natale prima, Pasqua adesso, per me sono giorni di analgesici.

Analgesici antinfiammatori antibiotici antidolorifici generici...

Ho anche io il mio calvario.
Un ritmo infernale, inseguito dai demoni di un dolore sordo e sempre più travolgente, ed io che devo anticiparne le mosse ingerendo i medicinali in dosi e posologie che rischiano di trasformarli in veleno. Un demone, una dose, presto, più presto, che faccia effetto prima del ritorno dell'incubo. Un ritmo infernale, analgesici di tipi diversi assunti a distanza così breve l'uno dall'altro che arrivano quasi a mescolarsi...
Passa il dolore. Momenti di pace. Finalmente riesco a dormire la notte.
Oggi, primi effetti collaterali allo spaventoso mix farmacologico di questi giorni (morale: non rifatelo voi a casa), abbastanza preoccupanti fra l'altro: soprattutto, il mio cuore d'acciaio da 50 battiti al minuto, più o meno da stamattina è schizzato a frequenze che non conoscevo; mi metto la mano sul petto ed è come sentire un tamburo. La cosa curiosa è che mi tiene in uno stato di emozione / agitazione permanente, e nemmeno più so riconoscere se io davvero sia così emozionato da ore o se davvero la tachicardia sia un effetto di tutto quello che ho assunto.
Ma almeno sono riuscito a scendere di nuovo dal Golgotha, per il momento.
Sono venuto lo stesso a tenervi compagnia, ma vi giuro che non sono in condizioni di scrivere post degni di questo nome.
Buona Pasqua

Così Parlò LastThule | 16:20 | commenti (5)


mercoledì, aprile 04, 2007
 

Quanto segue mi è arrivato via e-mail dal protagonista (io narrante) del seguente, tragicomico racconto, il dott. (auguri per la laurea, conseguita -purtroppo- in quel di Cagliari, dove la gente seduta in cattedra mostra grande sprezzo del ridicolo) Ignazio Mele; la stessa lettera è stata pubblicata sul bollettino Margini edito dalle edizioni di Ar. Aripurtroppo, stavolta per l'umanità intera, è tutto vero, e tutto realmente verificatosi nei tempi indicati.
Il blog SchermoNero è lieto di ospitare lo sfogo del dott. Mele. Ogni commento da parte mia è superfluo. A voi chiedo di soffermarvi, se ne avete voglia, sullo stato pietoso in cui versa la cultura (dovrebbe essere inteso in senso alto) italiana, affidata ai personaggi che qui si andranno a descrivere.

LastThule

 

EVOLA, FREDA E NORIMBERGA. Lettera di un laureato intorno ad una tesi evoliana.

 

Richiestomi da Franco Freda, questo resoconto della “discussione” della mia tesi di laurea è stato pubblicato sul n° 56 del periodico delle Edizioni di Ar (Margini, Letture e Riletture). All’Editore Freda e alla milizia editoriale di Ar, rivolgo il saluto rituale: SURSUM CORDA!

 

  

Il Male, e noi lo sappiamo bene, è nei sistemi di vita che l’uomo si è creato. Finché ce la prenderemo con le sue forme mitiche se la caverà sempre bene. Uno sforzo di analisi si impone. Apriamo gli occhi su ciò che i mass media hanno fatto di noi. Smascheriamo ciò che il potere cerca di nascondere. In ogni campo.

                                                                                                                                                                                                                                    Robert Faurisson

 

La teoria gramsciana, secondo la quale sarebbe vana quell’azione esclusivamente protesa alla conquista del potere politico che prima non avesse attuato la formazione delle coscienze collettive attraverso un’egemonia culturale, è senza dubbio condivisa dagli undici docenti membri del sinedrio che, il 28 novembre del 2005, nella Facoltà di  Filosofia di Cagliari, ha processato la mia Tesi di laurea, rea di aver avuto come oggetto di studio Il  Tradizionalismo di Julius Evola. Una sala adibita a sfornare periodicamente dottori più o meno asserviti ai bisogni ideologici di questo sistema politico, veniva trasformata in un’arena politica, in cui l’antitesi Amico–Nemico di schmittiana memoria diventava lo sfondo della lotta tra i gendarmi della modernità - i rappresentanti della casta dei servi venuta a dominare l’ultimo tempo del Kali yuga - e i maledetti della controdecadenza, testimoni del valore eterno presente nelle cose divenute invisibili e mute nelle lontananze. E’ risaputo che i magnati dell’intellighenzia nostrana, trovato il loro habitat naturale all’interno dell’Università italiana (bieco laboratorio atto alla vivisezione dei cervelli secondo il suddetto insegnamento di Gramsci), in nome di quel feticcio moderno chiamato democrazia processano e condannano, assolvono e condonano a loro piacimento. Ma il tanto amato e osannato sistema democratico svela la sua connaturata ipocrisia proprio nel momento in cui si trova a fare i conti con ciò che non è allineato al Potere menzognero dominante - e così, il pluralismo sbandierato dai democratici, diviene privilegio per molti ma non per tutti. Succede, allora, che i cani da guardia del potere, si prendano il lusso di tramutare la democrazia nel suo esatto contrario: alchemica trasfigurazione, questa, metodicamente non ammessa e occultata, perché, come osservava George Orwell, chi difende un regime, qualche che esso sia, lo proclama democratico. Se poi democrazia diventa sinonimo di antifascismo militante, allora ecco comparire puntuale lo spettro di Norimberga. Perché, a guardar bene, è sempre lo spirito di Norimberga che si aggira per l’Europa: Nuremberg ou la Terre Promise, presagì in maniera straordinariamente lucida Maurice Bardèche. Che abbia il volto della Legge Mancino o delle leggi liberticide antirevisioniste o, come in questo caso, del filosofo salariato dell’Università italiana, a parlare è sempre Norimberga e il suo essere meschinamente vendicativo. Non c’è dubbio che le recenti parole di Giampaolo Pansa, secondo cui la storia italiana dal ’45 è sempre stata contrassegnata dalla regola brutale che dice: chi vince parla e scrive, chi perde sta zitto, sono di una realtà sconcertante. E poiché io sono stato bollato a priori dalla commissione di laurea come uno di quelli che spiritualmente stanno dalla parte di chi nella metà del secolo scorso ha indossato i panni del cattivo, non mi sarebbe dovuto essere concesso parlare, in quanto cattivo, appunto, e in quanto perdente, soprattutto.

Per questo motivo, prima di varcare la soglia del patibolo in cui avrei dovuto discutere la tesi in questione, la relatrice che aveva seguito il mio lavoro, la professoressa Vanna Gessa-Kurotschka, si prese cura di darmi l’estremo avvertimento, consigliandomi (o minacciandomi?) di porre  attenzione a quel che avrei detto durante la discussione della Tesi (pena il non conferimento di titolo di dottore), in quanto il presidente della commissione di laurea - questa la motivazione - era un comunista di vecchio stampo molto sensibile a “certi temi”. Quali fossero i temi nei confronti dei quali il presidente provasse particolare sensibilità, non era difficile capirlo: il rimando a fatti accaduti sessanta anni prima era facilmente immaginabile. Ma assurdo appariva il voltafaccia della relatrice, la quale, pur avendo avallato lo studio su Evola, sentenziava lapidaria l’adesione all’ideologia nazista non solo del tradizionalista italiano, ma anche del laureando Mele. Mi chiedo cosa sarebbe successo se la Tesi avesse avuto come oggetto di studio sant’Agostino: forse sarei stato messo nella nicchia di una Chiesa in odor di santità? O ancora, mi domando se una tesi su Aleister Crowley avrebbe fatto scattare l’arresto del sottoscritto in quanto segno di appartenenza  alla triste masnada che portava il nome di Bestie di Satana; o se uno studio sul marchese De Sade avrebbe fatto venire il dubbio che dietro il futuro dottore in realtà si nascondesse  un pedofilo degno delle più riprovevoli aberrazioni sessuali…Ma Evola è Evola. Come ha scritto Piero Di Vona: Nella Repubblica democratica italiana Mussolini non fa più scandalo, prova ne sia che i suoi nipoti seggono in Parlamento. Ma continua a far scandalo Evola che non fu nemmeno iscritto al partito fascista.

Il seguito si può immaginare. Nel banco degli imputati, io ed Evola .Ma non bastava. L’esorcismo ideologico aveva bisogno di altri demoni.Oltre il Barone, io mi permettevo di riportare  nel mio studio una nota su Adolf Hitler e il nome di Adriano Romualdi; un altro capo d’accusa veniva letto dal gàrrulo controrelatore prof. Orsucci, docente di Filosofia Contemporanea, nei confronti di un altro imputato, il quale avrebbe rappresentato l’anello di congiunzione tra me e il Barone: Franco Giorgio Freda, l’uomo nero che potrebbe benissimo sostituire il lupo cattivo o l’orco nelle fiabe dei bambini e, vista la reazione dei docenti non di certo in età d’asilo, potrebbe figurare bene nei panni di qualche sinistro personaggio in un film noir, capace di turbare le notti insonni degli adulti. Processato in contumacia in quanto spacciatore di stupefacente ideologico di colore nero o comunque tendente al bruno, l’editore Freda costituiva l’estrema e improponibile blasfemia e l’aver acquistato i testi dalle famigerate Edizioni di Ar e l’aver citato La disintegrazione del sistema dell’editore padovano nella tesi di laurea, l’estremo gesto terroristico attuato dalla mia persona.

Mi viene in mente che nel lontano 1933, qualcuno esortava gli studenti al rogo dei libri. Oltre al risparmio di fiammiferi, la differenza che passa tra il bruciare i libri e vietarne l’acquisto mi pare inesistente.Che i nipotini di Marx siano stati battezzati da Goebbels? Dubbio irrilevante. Franco Giorgio Freda destava agli occhi degli attoniti  docenti, un senso visibile di repulsione cento volte maggiore rispetto a quella suscitata negli stessi da Evola, Hitler e Romualdi messi insieme. A detta     dell’Orsucci, l’aver utilizzato libri stampati dalle Edizioni di Ar, costituiva la prova necessaria affinché l’eretica Tesi venisse giudicata con il minimo dei voti proponibili ( 106/110) - pur se, parole impiegate dello stesso controrelatore, si trattava di uno studio argomentato con molta intelligenza. A processo concluso, stringo educatamente le mani degli inorriditi docenti, nonostante la consapevolezza che, se avessero potuto, mi avrebbero appeso a testa in giù. Altrettanto educatamente ringrazio per il processo politico e mi accomiato con un solenne e volutamente provocatorio molti nemici molto onore, il quale, a giudicare dalle facce piuttosto scosse e sconcertate dei giudici, deve aver provocato non pochi fremiti nel loro animo bonario. Il gelo cala nella sala; lo sbigottimento del sinedrio è pietrificante; il dubbio diviene certezza incontrovertibile! Ignazio Mele è un nazista! Come Evola e come Freda!

Ergo, la purificazione. Il cicaleccio stridulo e volgare diffondeva la notizia dell’anno. E così, vengo a sapere che in mia assenza e in presenza del laureato successivo, veniva celebrato il momento estatico, l’esaltazione del silenzio che attenua il dolore, l’annichilimento esorcizzante che prelude alla rinascita; l’atto con cui il fetore dello zolfo viene sostituito dal profumo rassicurante dell’incenso: il rosso consesso decideva all’unanimità di osservare, con liturgica commozione, un minuto di silenzio in memoria delle vittime della Shoah. Al silenzio rispondo con il silenzio, ma una riflessione si rende obbligatoria. E’ proprio vero, come ha sentenziato Adorno, che dopo Auschwitz, non è più possibile fare poesia? O sarebbe meglio dire che dopo Auschwitz, non è più possibile proferir parola, almeno per chi non ha piegato la testa al ciarlare bigotto, petulante e plebeo del Pensiero Unico e tirannicida dei nostri tempi?

                  

                                                                                                         Ignazio Mele 

Così Parlò LastThule | 14:04 | commenti (7)


domenica, aprile 01, 2007
 

MURO DI SCUDI

Delirio di misticismo, uragano di bellicismo, apoteosi di superomismo, trionfo del machismo, overdose di eroismo, superiorità dell'Occidente e venature di razzismo: tutti i possibili ismi che fanno rima con fascismo si trovano condensati ed esaltati nel superlativo e magnificamente politically (s)correct ultimo lavoro (assai poco) hollywoodiano del regista Zack Snyder, il bellissimo 300.
Culto della guerra, culto della morte gloriosa, culto dell'onore: fra qualche inesattezza storica e qualche concessione alla graphic novel di Miller da cui è tratto (come gli Immortali visti come una sorta di ninja ante litteram e la corte di mostri al servizio del gigantesco Serse), il film, che magari non sarà da Oscar, riesce ad esprimere in pieno la potenza degli ideali e dei valori che erano alla base di Sparta. Non è sicuramente un film storico, ma chissenefrega, accidenti, dopo poche scene già fa riecheggiare il fascista zen (così soprannominato con una punta di malcelato disprezzo politicamente corretto da quella stessa Hollywood che però non può fare a meno di ammirarne lo sconfinato talento) John Milius ed il suo immortale Conan.
E dopo Il Gladiatore, I Quattro dell'Oca Selvaggia, Excalibur ed Il Signore degli Anelli, l'immaginario fascista del fascista immaginario si arricchisce di un'ennesima perla cinematografica, che narra con toni wagneriani la battaglia delle Termopili, mito fondante del nostro mondo assieme alle altre battaglie in cui i nostri Eroi hanno versato il loro sangue: Lepanto, Poitiers, Vienna, Tcerchassy, e le mille battaglie del Fronte dell'Est. Consiglio: se siete come me, andate di corsa a vedere il film. Se non siete come me, evitatelo, vi turberebbe troppo.

Passando a considerazioni di carattere storico e geo-politico.
Le polemiche non sono state soltanto quelle di essere un film assolutamente, dramamticamente scorretto e profondamente fascista, e di istigare all'odio contro il diverso e al culto di eccetera eccetera. Anzi.
Proprio da una certa area fascista (ma non solo) il film è stato accusato di essere piuttosto un'astuta operazione ipnotica per ricompattare "l'Occidente" attorno agli "spartani" USA contro i Persiani di oggi, ovverosia di preparare la strada, nella coscienza e nell'inconscio dell'opinione pubblica, alla prossima guerra che il nostro bel mondo libero starebbe per muovere contro i nuovi cattivi di turno, stavolta l'Iran, appunto i discendenti dei Persiani.
Opinione mia: chi dice questo potrebbe avere ragione, ma solo a metà.
Nel senso che stavolta non credo che quanto denunciato fosse effettivamente nelle intenzioni di regista e produttore, che non mi sono sembrati così asserviti, loro e il loro film, alla dominante logica della democrazia da esportare a tutti i costi. Innanzitutto, il discorso può benissimo essere capovolto, nonostante le ascendenze storiche, e si può vedere nell'impero despotico di Serse proprio l'ombra statunitense, e in Leonida e i suoi eroi le avanguardie dei popoli liberi che si oppongono alla tirannia atomica e culturale di Buffalo Bill e della sua accolita. Poi, certo, il classico uomo della strada poco ne sa che niente hanno a che spartire gli USA con Sparta o con Roma, ed è abbastanza pollo da cadere nella trappola mediatica (se c'è), fino a considerare noi e loro, e a parteggiare per l'Occidente buono contro gli iraniani, pardon, i Persiani perversi; perciò dico che -ma grazie soprattutto all'ignoranza di questa società di veline e fotografi- chi accusa il film di essere una gigantesca opera di propaganda per Bush e le sue guerre potrebbe avere ragione almeno a metà.
Ma chissenefrega bis.
Siamo noi gli Spartani, sono loro, noi siamo Occidente, esportiamo la democrazia e la way of life, boh, preoccupiamocene domani. Ché se gli Americani non sono proprio completamente tordi, una cosa almeno l'avranno capita... e cioé che forse saremo magari davvero solo in trecento, da questa parte dell'Atlantico, a pensarla così, ma ci siamo, esistiamo davvero e glie lo diciamo chiaramente: gli scudi e le lance degli opliti sono ancora là, alle Termopili, e sono ancora pronti a difendere l'Europa e la nostra civiltà da qualunque invasore.
Che venga da Oriente, o da altrove.

Così Parlò LastThule | 16:32 | commenti (12)