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...In attesa del ritorno del mio header Blog terribilmente di Destra
MANEGGIARE CON CAUTELA
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HIC SUNT LEONES IL FUOCO SEGRETO DI THULE NATO: sì, convincetevene. ASCOLTO: le ventole del mio pc. AMEN AVVERTENZA: questo è il blog più snob della rete
MESSE DI FRATELLI QUI LamaDiCorte - il Cantore della Tradizione - Voci dell'Eterna Tradizione - Dama di cuoio calibro 9 - La Patria immortal - Altermedia, un altro mondo è possibile - Lastquiz, se mi conosci - l'eremo di Pathe - promotore finanziario terribilmente fascista - Bastian Contrarian, avamposto fascista al contrario del mondo - l'Uomo della Tradizione - non conforme, un canto libero - O-nami sensei - soffia il vento... da Shangri-La - Ontosofia del vampiro e legittime conseguenze - la mia adorata stella diventerà una stella - la Guerriera della Luce che non si spegnerà mai... ciao, Elena, sarai sempre accanto a noi - Frasi appese a tre puntini sospese nel vuoto... - ;Dall'Inter a Destra Nazionale alla CIA le ha tutte lei! - ;Nessuna Resa, continuano le raffiche - Giulia, distanze senza lontananza - la mongolfiera di Raissa - Laura, giornalara di lusso - il sopravvissuto torna a combattere - Birrina d'ispirazione avanguardista - Marivan, coraggio e intelligenza - Groucho sulla via di Damasco - costui è sfigato ma potrebbe farcela prima o poi - il viaggio di PJ - Silvia, nuda e vera - gli ultimi rimasti non moriranno mai - Ezra combatte nel cuore di Roma - un amore di Ninfa - una finestra su infernet - stregheggiando Kristel - Al Fatah, la Tempesta - Reporter di Destra, la notizia a Noi! - Achtung, banditen! Un giorno torneranno Gardenia curiosa - - Easy, l'amore e la guerra - la cinquantenne più sexy del web - nero Guerriero di un'Idea - stufa maggiorata femminista - Tutte le sue Mari... - Fabal, sopravvivere alla filosofia - Lei che mi fa battere il cuore - Ipno, rombo di marea - Nera come il lutto - la Fata Zini - su questa strada si viaggia verso Thule,(te la senti?) Più buia la notte
si sono scaldati a questa fiamma *loading* cuori
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domenica, ottobre 30, 2005 A MORTE
![]() Scusate la lunga assenza, è periodo che sto avendo troppo da fare. C'è una ricaduta positiva di questo: ho il portafogli caldo, un netto miglioramento ora che si avvicina la stagione dei ghiacci. Poi sono anche impegnato nei lavori pesantissimi e infine ogni volta che devo battere cassa purtroppo devo fare un giro burocratico piuttosto lungo e dispersivo prima di contare moneta. Ne consegue che latito qui.
Ora vado. Quando tornerò, voglio che siano uccisi barbaramente tutti coloro che ancora si ostinano squallidamente a scrivere INNOQUO
senza provarne vergogna. giovedì, ottobre 27, 2005 MANUALE DI ESTREMA SOPRAVVIVENZA
![]() Ma perchè in questo benedetto Paese si è così coglioni che ormai da due settimane tutti, dalla portinaia al sociologo in TV, non fanno altro che dividere il mondo in ciò che è rock e ciò che è lento? Ma perché la gente è così imbecille, santissimo Iddio? Ma come cazzo e stracazzo è possibile che in questo stracazzo di Italia sperduta i cervelli li portate all'ammasso? Puttana la maestra se siete senza speranza. Guardate ME per imparare come si fa, mica mi fregano a me, rock e lento, un corno, io sono TANGO. sabato, ottobre 22, 2005 TI VEDO
![]() Anche se mi piace molto (esaltato anche dalla presenza, sia pure in forma di cammeo, della bellissima dark lady Ania Pieroni), non è Inferno il mio film preferito della cinematografia argentiana. Per me l'Argento più bello resta Suspiria, seguito da Profondo Rosso e Phenomena. Ma Inferno è godibilissimo, e l'utilizzo di determinate musiche (sia il Va' Pensiero sia la soundtrack originale Mather Tenebrarum, vagamente ispirata ai Carmina Burana) lo rende ulteriormente un piccolo gioiello del cinema horror. C'è una scena, in particolare, di Inferno che voglio citare qui. La sorella del protagonista ha appena scoperto di vivere in uno dei tre palazzi che il misterioso alchimista Varelli ha costruito perché facciano da dimora alle tremende Tre Madri, rivisitazione argentiana (tratta da un racconto horror inglese) del mito delle Parche. Dopo une breve, e ahilei fin troppo proficua esplorazione, dei recessi segreti del venerabile edificio, la tapina scappa verso il suo appartamento, attraversando scale e corridoi bui, accompagnata da bisbigli e sussurri tutt'intorno, che sembrano provenire dalle mura stesse del palazzo, da chissà quali interstizi. "Nascondere... nascondere tutto.. si deve nascondere tutto..." Brividi. Quando Argento Dario aveva ancora qualcosa da dire, sapeva anche come farlo benissimo. Mi sento nella stessa condizione, a volte, su questo blog. Vi sento bisbigliare. No, non tutti voi, no. Chi mi sta leggendo, attratto fin qui da un incipit innocuo che parla di film dell'orrore, sa di cosa, di chi sto parlando. Credete sempre che non vi veda? Credete che facendo il giro largo da Google possiate venire qui di nascosto, senza mostrare IP e città di connessione, oltre che quello che venite a fare e leggere qui? Illusi, e anche ingenui. Vi vedo eccome. E mi chiedo, signori. Mi chiedo cosa vi spinge fino al mio blog, passando ogni volta per le stesse ricerche su Google, come quando da ricerca immagini andate ancora a voyeurare le foto delle mie amiche, come quella che compare in qualche post di ormai- oltre anno fa, salvata con nome file E-sorriso. Cazzo volete da lei, da me? Passi una volta, ma venti. Ancora capisco quelli che vengono qui immettendo nella stringa di ricerca SchermoNero, povere anime che si connettono da Roma per lo più. Ma voi, che immagino anche benissimo chi siete, lasciate fuori le mie amiche e le loro foto dalle vostre trame. Cosa vi spinge a venire qui di nascosto? Mi sembra di sentirvi bisbigliare, ogni volta che ritrovo il vostro passaggio da qui, come i cospiratori. Qualcuno questo ruolo se l'è persino ritagliato addosso, da tre anni a questa parte, da prima ancora che esistesse questo blog. Ma bisbigliate sui cazzi vostri, una buona volta, ora che sapete che vi vedo. mercoledì, ottobre 19, 2005 FIEREZZA
![]() Chi sono io? CHI SONO IO??? Io sono il legittimo Presidente dell'Iraq, paese glorioso abitato da un popolo fiero ed occupato da un esercito invasore: ecco chi sono io! MA CHI CAZZO SIETE VOI, piuttosto, e che volete da me???
Ah, se ti fossi presentato tu, alle primarie dell'Unione... lunedì, ottobre 17, 2005 GIORNO (in)FAUSTO
![]() La Democrazia Cristiana è immortale. Ma non sarebbe stato più bello se avesse vinto, che so?, Bertinotti? Io ci ho provato, a farlo vincere: ci avrei tenuto sul serio, non per tirare la prossima volata al solito Berlusconi ma anche per vederlo a Palazzo Chigi, intendiamoci. M'hanno guardato, al seggio, sorriso a trentadue denti, aria da piazzisti porta a porta di aspirapolvere, lei sottoscrive il programma dell'Unione? Magari conoscerlo, però, ci dispiace, non è disponibile qui nei seggi. Sottoscrivi e basta, firma alla cieca, beato te. Vabbè, tanto, così diverso o peggiore dal programma degli altri non può essere (non mi ero mai sentito così turista della democrazia in vita mia come ieri, tanto per rievocare gli altri). E' andata come è andata. Inutile, in Italia non hanno il mio gusto di scombinare i giochi di potere e le loro decisioni già prese. Sarà che questo è un paese di centro, intimamente, ferocemente democristiano, sarà che andare oltre, da una parte o dall'altra, qui fa paura. Sarà che tanto ste primarie erano state organizzate in un modo e poi sono state cambiate in corsa, quando hanno annusato una pessima aria per il Professore (e poi come si sarebbero raccapezzati se davvero avesse vinto qualcun altro? Come glie l'avrebbero spiegato, a qualcun altro, ehm, guarda, s'è fatto per burlare, il nostro candidato resta Prodi?). Sarà, insomma, che per una volta il centro trattino sinistra s'è saputo guardare finalmente gli affari suoi, prima di andare incontro all'ennesima ecatombe. Hanno persino evitato di mettere seggi in tutte le roccaforti dell'Udeur onde impedire che Mastella sgambettasse il loro futuro Presidente del Consiglio proprio sulla linea del traguardo, lui meme dixit. Non ci speravo che una vittoria di Bertinotti alle primarie avrebbe rappresentato una nuova rivoluzione sociale, per carità. Il subsegretario ha perso troppo mordente comunista negli anni, anche se resta, cadute a parte, una delle più lucide menti politiche del Paese (condivisibili o meno che siano le sue opinioni); non è o non è più un rivoluzionario, ma è ancora un politico, che è già tanto in questo Paese. Uno che ha il coraggio delle proprie idee (anche quelle che considero strampalate e anacronistiche) e che non ha paura di attuarle, non dico non moderandole (perché a certi livelli ormai lo fanno e si appiattiscono tutti), ma almeno moderandole molto meno di quanto facciano gli altri. Un po' di coerenza gli è rimasta. In ogni caso, la delusione è realizzare che, nell'improbabilissima ipotesi che il Nostro avesse vinto queste farlocche ed inutilissime primarie, la cosa sarebbe morta lì. Mai e poi mai gli avrebbero consentito di essere il candidato dell'Unione, men che meno gli avrebbero permesso di vincere le politiche. In un Paese come l'Italia, asservito a logiche e poteri che diventa ormai noioso perfino elencare, Bertinotti Presidente del Consiglio è soltanto una barzelletta, purtroppo. Peccato. Ricogliuniti nell'Ulivo o nella Casa delle Libertà ci restiamo noi. Per la Rivoluzione, ripassare fra cent'anni. venerdì, ottobre 14, 2005 LA MOSSA DEL CAVALLO
Ho ricevuto diverse e-mail ultimamente (e-mail interessanti, voglio dire. Una scrematura sulle 40-50 che mi arrivano al giorno, in cui a volte le pubblicità spam sono le meno moleste). Mi prendo il mio tempo per rispondere, spesso, perché le cose che ho da fare sono cose che si sbrigano sempre da una parte all'altra della città, freneticamente (e per due settimane non ho avuto a disposizione la macchina, ostaggio del meccanico, me l'ha ridata previa consegna del riscatto: mille euro. Ho dovuto girare il mondo a zampe, in odio ai mezzi pubblici, non so se rendo). La prima e-mail interessante che citerò qui, in realtà, è una cosa troppo privata per dare molte spiegazioni. Comunque mi ha fatto riflettere, anche su me stesso e sul modo in cui mi percepisce il prossimo (sarà colpa dell'enneagramma): bella, che mi dicono non odiarmi, perdonami. Che storia. Se io campassi d'odio non sarei mai arrivato a trent'anni, specialmente se (dovendo odiare questa persona che mi ha scritto) conservassi rancore per mesi e mesi: una radiografia del mio fegato dimostrerebbe che non sono il tipo. Comunque, adesso sta seguendo il silenzio. La seconda e-mail degna di nota me l'ha scritta un camerata egizio (non egiziano: proprio egizio. Degno discendente di una Stirpe di Re), che fra l'altro è poi ripassato altre volte su questo blog (connettendosi da Al-Qahir, una delle città più affascinanti del mondo, l'unica dove convivono i vivi e i morti). Mi parla a lungo di fascismo e storia, politica e arabo, nella sua mail scritta nell'italiano che ha imparato vivendo qui e frequentando la destra giovanile (ho vinto la tentazione di rispondergli interamente in arabo perché ci avrei messo una settimana per dieci righe scarse). Sahibii Sabri, mio compagno di strada -non trovo bello tradurre sahib semplicemente come "amico"-, attendo che tu mi risponda per accluderti, se il caso, le benedizioni di Allah (per il momento, achlan wa sachlan fii... fii... come si dirà blog in arabo?). Un Faraone accanto al Nemico. La terza mail è alquanto misteriosa. Il suo stesso mittente è un guanto di velluto lanciato contro di me, e il contenuto si riassume in una sfida precisa, a cui fra l'altro mi viene richiesto di rispondere qui, nel caso l'accettassi. Una di quelle sfide, anonimo interlocutore, che non si possono non accettare, per cui, questa è la mia risposta: CAVALLO IN F3
lunedì, ottobre 10, 2005 DIO ESISTE
![]() ![]() Dopo i memorabili festini che ci ha garantito a Fiume, nel dolcissimo periodo della Reggenza dannunziana, la polvere folle lotta ancora assieme a noi! E come sa scegliere bene, la nostra più preziosa alleata!
FORZA COCA
IL PROSSIMO BERSAGLIO TE LO INDICO IO..... venerdì, ottobre 07, 2005 L'ENNEATHULE
![]() Non l'avevo mai fatto prima: riporto qui il risultato di un test che ho condotto secondo il metodo dell'enneagramma (non un test "normale" quindi, di quelli da giornaletto. Non so quanta scientificità abbia però). Le radici dell'enneagramma (ennea: nove e gramma: lettera), risalgono a più di 2000 anni fa. Venne sviluppato sul finire del Medioevo da alcune confraternite sufi. I sufi erano musulmani devoti rinuncianti, simili ai francescani, che arrivavano a Dio con la preghiera e la meditazione.
L'enneagramma definisce nove tipi di personalità a partire da nove 'trappole', 'passioni' o 'peccati mortali'. Si tratta dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, ingordigia, lussuria e a questi si aggiungono due ulteriori 'peccati': menzogna e paura. Il termine "peccato" viene inteso come la nostra "separazione da Dio", ma anche dal nostro prossimo e da noi stessi. I "peccati" sono inasprimenti del carattere che impediscono all'energia di fluire liberamente. Ognuno dei nove tipi di personalità comprende una classe che si estende tra poli estremi: irredento (immaturo) e redento (maturo). Una persona irredenta è imprigionata in se stessa, e pensa che il suo punto di vista sia l'unico valido. Fin qui la spiegazione. Ho risposto ad una serie di nove domande, e questo che segue è il risultato. A chi mi conosce il compito di stabilire quanto questa descrizione mi somigli. TIPO 8 - Il Capo
É una persona forte, realista e orientata all’azione e al lavoro. Ha opinioni chiare e profonde sulle cose. Ha un forte senso della giustizia: protettivo e combattivo, prende spesso le difese di sè e dei suoi cari. È aggressivo, diretto, autoritario, dà ordini volentieri. Controlla tutto e tutti, e tende ad imporre il suo potere sugli altri. È provocatorio, litigioso, rissoso, e può incutere timore.
NON SOPPORTA: La debolezza, le ingiustizie, l'ipocrisia INFANZIA: Ha avuto un’infanzia combattiva in cui solo il forte era rispettato; può avere subito soprusi o ingiustizie. PENSA: Devo essere 'cattivo' perché essere buoni significa debolezza IL PECCATO: La lussuria LA TRAPPOLA: La vendetta e la ritorsione, la punizione del "colpevole" LA NAZIONE: la Spagna L'OGGETTO: la quercia E qui una descrizione completa del mio enneatipo secondo quest'antica e rispettabilissima dottrina, con annesse mie considerazioni serene e tranquille. I tipi OTTO evitano la DEBOLEZZA. Si vantano di essere persone forti (uhm...). Vedono la vita come una lotta per l'affermazione di ciò che è giusto (e non è vero forse?). Il fatto che il mondo non sia esattamente come dovrebbe essere significa, per loro, dover affrontare tutto ciò che è sbagliato e smascherarne l'ingiustizia e la falsità, al fine di poter conservare la propria immagine di sé (dovreste ringraziarmi... se non lo facessi io vi toccherebbe sorbirvi il mondaccio boia così com'è). Amano il confronto, verbale e anche fisico con gli altri (perché, tu non ce l'hai, un hobby?). Stanno attenti a non farsi sfruttare e pongono estrema cura per non apparire deboli agli occhi degli altri (ci mancherebbe altro). martedì, ottobre 04, 2005 GLI ANGELI E LA ZONA SPORCA
![]() Uno sportivo vero, nel senso pieno e più bello del termine. Un affabulatore di 4-4-2, un raccontatore di calcio, un teorico che esprimeva in poesia le equazioni tattiche quasi esatte della più importante delle cose meno importanti, il gioco del calcio. Uno che poteva stare ore a parlare della diagonale, spiegandoti ogni singolo centimetro quadrato del movimento dell'esterno che, in diagonale appunto, taglia verso il centro a coprire il buco lasciato dal raddoppio di marcatura del centrale (chissà come l'avrebbe detta lui, con quali accenti lirici). Un testimone del calcio come dovrebbe essere, quasi un custode d'antica sapienza. Un condottiero senza mezze misure, idolatrato a Genova sponda rossoblu, a Messina, a Lucca, a Pescara, ricordato come una sciagura a Torino sponda granata, a Cosenza, a Napoli, indifferente per nessuno, e poi ras in Libia. E poi di nuovo raccontatore di calcio, interprete di momenti tattici e di psicologie dei giocatori. Il più umano dei robot scienziati del calcio moderno. L'occhio del profeta. Un pazzo. Un meraviglioso, ultimo pazzo, sempre fuori da tutti gli schemi che non fossero i suoi (la sua zona sporca), sempre oltre le righe dell'ipocrita politically correct che satura il nostro calcio. Un pazzo, un magnifico pazzo, come Zeman, come a volte Mazzone, non ce ne sono quasi più, forse Sacchi per certi versi, un pazzo. Come ce ne vorrebbero tanti altri nel nostro calcio malato. A cui mancherai tantissimo, Professore. lunedì, ottobre 03, 2005 RIMEMBRANZE.
FUI TRA I PRIMI A PROMUOVERE IL DIALOGO, MA... DI Umberto Croppi
Sono quello che stava con Mantakas quando uccidere i fascisti non era reato
Altro che opposti estremismi: dopo il ’72 era stato deciso di far fuori il Msi dalla vita politica ![]() Caro direttore, il mio nome è spesso associato (nella rete, sui testi) a quello di Mikis Mantakas, lo studente greco ucciso durante il processo per il rogo di Primavalle. Quella mattina lo portai io all'appuntamento con il suo assassino e io stesso, poche ore prima, fui oggetto di alcuni colpi andati a vuoto, nei pressi del tribunale di Roma. Ero a quei tempi dirigente del Fuan e del Fronte della gioventù, divenni in quell'anno membro del consiglio di facoltà di giurisprudenza e consigliere comunale. Ho poi seguito un cursus honorum che mi ha portato fino ai vertici del Msi, da cui sono uscito nel '91 seguendo altri percorsi politici. Ho abbandonato ogni impegno diretto in politica una decina di anni fa. All'epoca ho vissuto nell'epicentro dell'uragano che scosse l'Italia. I Mattei li ospitammo, dopo la tragedia, nel paese in cui abitavo, dove rimasero per anni, quasi clandestini, perseguitati dal terrore. Ho frequentato molti dei protagonisti e delle vittime di quegli anni violenti, ho fatto il glob-trotter per l'Italia, ho sentito sul collo il fiato della persecuzione dell'isolamento, sono stato pestato a sangue il giorno delle prime elezioni universitarie solo perché, matricola, ero andato a votare. Sono stato tra i primi a cercare il dialogo con i nostri supposti avversari, già alla fine degli anni '70, promotore con altri di iniziative (come gli ormai famosi Campi Hobbit) che servirono a svelenire il clima, dei primi tentativi di dialogo (il dibattito Tarchi-Cacciari) che sollevarono ondate di polemica, perché ancora nell'82 con “i fascisti” non si doveva nemmeno parlare. Insieme a Beppe Niccolai e Giano Accame sottoscrissi il primo comunicato di solidarietà per Adriano Sofri, all'indomani della sua incriminazione. Mi sono sempre adoperato (per quel che mi è concesso) per la chiusura definitiva di quella stagione e per la soluzione politica di un fenomeno che fu vasto, se non, addirittura generalizzato. Oggi sono amico di molti di quelli che trenta anni fa mi volevano morto. Se ne parla liberamente, non si fa la conta a chi era più buono o più cattivo, chi c'era e ha l'onestà di ricordare senza mediazioni propagandistiche sa bene cosa è successo. Eppure non riesco a ritrovarmi nella rappresentazione che sta emergendo dal dibattito scaturito a partire dalle novità legate alla strage di Primavalle, che tende costantemente a riprodurre lo schema allora imposto: gli opposti estremismi. Sembra infatti, dalle dichiarazioni e le analisi di questi giorni, che ci fossero due bande di facinorosi che si facevano la guerra, con magari qualche complicità di ambienti politici e intellettuali ad essi contigui, e un'Italia moderata che stava a guardare sbigottita. Non andò così. Tutto iniziò quando, a cavallo delle elezioni del '72, la Dc cominciò a temere una possibile concorrenza a destra da parte del Msi. Fu dal maggior partito di governo che partì l'anatema: con la formula dell'“arco costituzionale” (De Mita) si intese escludere, dopo quasi trent'anni di pacifica convivenza, un partito dalla vita politica e la comunità umana che ad esso faceva riferimento dalla vita civile. Seguirono, a stretto giro, le direttive tipo «coi fascisti non si parla» (Berlinguer) che furono raccolte e applicate da tutti (tutti!) a tutti i livelli, dalle assemblee scolastiche ai consessi elettorali ai dibattiti televisivi. Poi la campagna di raccolta firme per lo scioglimento dell'Msi, fatta dal Pci non dai gruppi extraparlamentari. Il passo successivo fu semplice, «uccidere i fascisti non è reato», «il sangue fascista fa bene alla vista», «se vedi un punto nero spara a vista …» eccetera eccetera. E mentre gli apparati politico-mediatico-giudiziari provvedevano al sostegno delle difese e delle posizioni innocentiste, sui muri fiorivano i «10-100-1000 Primavalle», «i covi dei fascisti si chiudono col fuoco». Non voglio nemmeno più ripetere quello che infinite volte ci siamo detti: la violenza c'era, c'è stato anche anche a destra chi ne ha coltivato il culto, ci sono stati episodi di ferocia e di criminalità. Ma questo non basta a dar conto del fenomeno che storicamente si è determinato tra il '73 e il '77 (quello che è successo dopo ne è un derivato). L'intera società politica italiana aveva decretato l'espulsione di una sola parte dal suo contesto. Gli omicidi erano solo un corollario legittimo di quel decreto. La presunzione di incolpevolezza, lo stupore di chi si vedeva processato per aver commesso un atto “di giustizia” erano paradossalmente sinceri. Mantakas fu giustiziato con un colpo di revolver alla testa, non durante uno “scontro”, ma perché ai missini non doveva nemmeno essere concesso di assistere al processo agli autori del rogo di Primavalle. Non si trattava di conflitti, Mazzola e Giralucci furono le prime vittime delle Br, uccisi a sangue freddo nella federazione del Msi di Padova, Ramelli e Pedenovi a Milano furono uccisi in agguati sotto casa, Zicchieri fuori una sezione del Msi al Prenestino. E qui interrompo il lungo necrologio. A me non è venuto mai nemmeno in mente, nemmeno per vendetta, di uccidere un mio avversario, ma arrivo a capire cosa può essere successo nella testa di un mio coetaneo che voleva uccidere me. Era il contesto che lo legittimava. Lo motivava, in un certo senso lo armava. Sono i miei amici di ora che mi confermano di aver provveduto alla compilazione degli schedari in cui finivano le informazioni sui miei spostamenti, le mie foto “segnaletiche”, a nessuno di noi è mai venuto in mente di schedare, di seguire un nostro avversario. Ma posso capire le emozioni derivate che spingevano un ventenne a considerarsi parte di un esercito che si sentiva alla vigilia della propria rivoluzione di ottobre. A creare l'acqua in cui quei rivoluzionari credevano di muoversi come pesci (in realtà era un acquario ben sorvegliato da chi li - ci - lasciava fare per utilizzarci tutti al momento giusto) non erano tanto i capetti invasati. Nemmeno gli intellettuali blasonati che li accoglievano nei loro salotti. Erano i moderati che non si limitavano a tollerarne le gesta ma li incoraggiavano, gli fornivano l'alibi morale ancor prima che politico. Io entrai nel consiglio di facoltà ancora matricola e con ancora un occhio bendato e le costole fasciate, scortato da 100 poliziotti, e dovetti subire l'ordine del giorno, con cui si chiedeva la mia espulsione dal consesso in cui ero stato eletto in quanto (cito testualmente) «complice degli stupratori del Circeo». Il documento era firmato e illustrato da un'illustre professore comunista (oggi uno dei più stimati e pacati intellettuali italiani) ma veniva votato dai cattolici, dai moderati: ci fu una sola astensione, quella del professor Ferri, nemmeno un voto contrario. Il giorno dell'omicidio Calabresi andai col mio parroco a far visita ad un contadino democristiano, insieme a suo figlio, delegato giovanile della Dc: stavano festeggiando. Quando a Milano venne ucciso il consigliere provinciale del Msi Enrico Pedenovi, il mio sindaco (sindaco di un monocolore democristiano) fece stampare un manifesto di condanna, poi ne comprese l'“inattualità” ed evitò di affiggerlo. Quando furono istituiti a Milano i primi consigli di quartiere, i ragazzi del Msi che furono chiamati a prendervi parte dovettero affrontare un vero e proprio sistematico massacro, con prognosi anche di 90 giorni e non ci fu un solo Consiglio in cui non fu chiesta, con ordine del giorno, la loro espulsione. Io per quindici anni ho fatto il consigliere comunale senza, una sola volta poter instaurare un dialogo, senza far parte di una commissione, senza neanche fare lo scrutatore. Ho dovuto abbandonare l'Università di Roma perché, come a molti altri, mi era semplicemente impedito di varcarne i cancelli. A un povero cristo, colpevole solo di assomigliarmi, aprirono la faccia dalla bocca fino all'orecchio. Ancora nell'82, quando Cacciari decise scandalosamente di parlare con un intellettuale che era stato di destra, Marco Tarchi, ci fu una corale levata di scudi dell'intelighentia italiana, rileggetevi la rassegna stampa dell'epoca, il filosofo veneziano fu ricoperto di improperi soprattutto dai suoi amici, in prima fila quelli che oggi stanno in Forza Italia. Con i fascisti non si parla! Punto e basta. Insomma è ora di chiuderla definitivamente quella stagione e non serve nemmeno andare a ricercare le responsabilità individuali, siamo tutti altre persone rispetto ad allora, e alcuni di noi l'outing l'hanno fatto completo, senza riserve e in tempi non sospetti. Se si vuole, però, ricostruire il quadro storico degli eventi bisogna farlo secondo verità: in quell'inzio degli anni '70 non ci fu guerra per bande, non ci furono opposti estremismi, ci fu il tentativo dichiarato, argomentato e praticato di cancellare dalla faccia della terra una comunità politica. Sette-otto anni fa viaggiai in treno da Firenze con Adriano Sofri, andavamo entrambi a Roma ad assistere ad un dibattito sugli anni di piombo in una libreria. Il pubblico era costituito prevalentemente da giovanissimi autonomi. Adriano era già andato via quando uno di quei ragazzi affermò: «Ramelli era uno che di professione faceva il picchiatore fascista e quindi è giusto che abbia fatto la fine che ha fatto». Tra i presenti fu soltanto Giampiero Mughini a reagire e fu costretto ad andarsene sotto le ingiurie dei giovanotti. Gli altri relatori tentarono una benevola conciliazione. Forse una onesta ricostruzione di quanto successe aiuterebbe anche non far rinascere tossine, di sinistra o di destra, poco importa.
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